Polemiche e referendum: a Cicciano l’impianto dei rifiuti fa discutere

di Nello Lauro

L’impianto delle polemiche. Siamo all’alba di un ipotizzabile progetto, ma è già notte fonda. Una delibera di giunta comunale che prevede lo studio di fattibilità per la realizzazione di un eventuale sito anaerobico di rifiuti a Cicciano pubblicata, mai pubblicizzata e addirittura corretta dopo 15 giorni di guerra mediatica tra amministrazione comunale, opposizione, associazioni e cittadini. Da 20000 tonnellate all’anno si è scesi a 2000, non proprio e non solo un semplice errore. E che fa il paio con le bollette errate (dubbio rimane ancora sui numeri) della Tari. Un problema enorme di informazione ai cittadini investititi da tsunami fotografici per inaugurazioni e rattoppi su strade e quasi oscurati sulle cose più serie. Del resto “panem et circenses” funzionava già dall’antica Roma. Sul sito anaerobico di rifiuti si può discutere all’infinito sulle opportunità e sulle criticità. Non è solo una questione di costi e benefici ma di qualità della vita in una zona che fa parte della Terra dei Fuochi e che ha visto (e vede) tanti malati e tanti morti per cancro. Non basta leggere da Wikipedia per conoscere cosa è e come funziona un sito di questo genere, ma capire anche come possa essere funzionale e utile ad una città che perderebbe molti terreni coltivati con la probabile e fisiologica puzza dei rifiuti e l’arrivo di mezzi che li trasportano su strade non proprio perfette in territori nei quali ci sono anche diverse attività imprenditoriali. Viceversa potrebbe dare la possibilità di una gestione diversa dei rifiuti e diventare una fonte di guadagno (come in tante città) e l’occasione per creare posti di lavoro a patto che dietro non ci sia la politica del già deciso e che cerca solo un luogo dove costruire l’impianto per poi cambiare, in peggio, un domani la situazione (vedi Tufino e Giugliano solo per fare qualche esempio). Siamo sempre alle solite: la mancata (voluta?) informazione genera sempre mostri e divisioni anche quando si è solo alle fasi embrionali di un ipotetico progetto (per inciso lo studio di fattibilità è un passo obbligatorio per poter avviare l’iter). La toppa di cercare di spiegare ai cittadini solo dopo manifesti e critiche non sembra coprire bene il solito squarcio di comunicazione: in questo caso (e non è la prima volta, anche in tempi recenti) le polemiche nate dai comitati e poi dall’opposizione sembrano aver fatto breccia. Non basta pontificare dai profili social, bisogna informare la città a 360 gradi nello specifico per spiegare bene nei dettagli e senza equivoci la direzione da prendere insieme. Qualcuno resterà comunque in disaccordo, ma almeno conosce la verità. In più c’è un altro strumento democratico e che il paese non ha mai usato ancora. Lo statuto comunale di Cicciano prevede anche la possibilità di indire un referendum consultivo (c’è bisogno del 20% dei votanti dell’ultima consultazione) per capire cosa ne pensa la città. Senza profili veri o falsi, senza guelfi e ghibellini, senza tifosi e haters. Solo con lo strumento più diretto che si conosca. Nel caso di specie per attivare la procedura (capo VI, articoli da 52-53-54 dello statuto) c’è bisogno di 1300 firme circa (nelle Regionali del settembre 2020 votarono 6881 elettori). Ci sarebbe il fronte del sì e il fronte del no che dovranno necessariamente spiegare in maniera precisa e analitica le loro ragioni. E chi vota saprebbe cosa scegliere, senza filtri. Sarebbe una prima storica volta, perché non provare?

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