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Scrisse post contro figlia Meloni, il prof Stefano Addeo ritenta il suicidio: è gravissimo

NAPOLI (nl) – Una telefonata domenica mattina, parole leggere, quasi normali. Poi il silenzio. E poche ore dopo il dramma. Stefano Addeo, professore di tedesco originario di Marigliano, è ricoverato in condizioni gravissime all’Ospedale del Mare di Napoli dopo essersi lanciato, come riferiscono fonti ospedaliere, dal balcone della sua abitazione da un altezza di almeno tre metri. Il docente, 65 anni, è noto a livello nazionale per il caso mediatico esploso nella primavera del 2025 dopo un violento post contro la figlia della premier Giorgia Meloni. Una vicenda che aveva scatenato polemiche politiche, attacchi mediatici e una pressione pubblica che, secondo quanto raccontato più volte dallo stesso professore, non era mai realmente cessata. Il gesto estremo è avvenuto nella serata di domenica a Marigliano. Secondo quanto emerso dai primi accertamenti sanitari, si tratterebbe di una verosimile azione autolesiva. Trasferito inizialmente all’ospedale di Nola, Addeo è stato poi trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare, dove è ricoverato in rianimazione in coma farmacologico. Il quadro clinico è estremamente complesso. I medici hanno riscontrato numerosi traumi e fratture: lesioni craniche con falda ematica subdurale, fratture vertebrali dorsali e lombari, fratture costali multiple, una frattura della scapola sinistra e vasti ematomi interni con sanguinamenti attivi. È stato necessario un delicato intervento di embolizzazione per contenere un’importante emorragia a livello del muscolo psoas. Per stabilizzare le condizioni emodinamiche, i sanitari hanno inoltre indotto il coma farmacologico e proceduto all’intubazione. A colpire, però, oltre alla gravità del quadro clinico, è il racconto umano che emerge dalle parole della giornalista Paola Spiezia, una delle ultime persone ad aver parlato con lui. Sul proprio profilo Facebook ha raccontato quella telefonata ricevuta domenica mattina: “Avevo desiderio di sentirti”, le avrebbe detto Addeo, iniziando poi a parlare di temi quotidiani, musica, viaggi, piccole cose normali che oggi assumono un significato completamente diverso. La giornalista racconta di un uomo fragile ma anche ironico, segnato profondamente da quanto accaduto nell’ultimo anno. Un uomo che, dopo quel post definito da lui stesso “terribile e inaccettabile”, avrebbe vissuto una lenta e devastante discesa psicologica. “Mi parlava spesso dell’idea di scrivere un libro – racconta ancora Spiezia – Avevamo anche pensato a un titolo: ‘La rovina in un clic’”. Un progetto che Addeo immaginava come testimonianza per i giovani sui rischi dell’odio social, della rabbia incontrollata e delle parole scritte d’impulso che possono distruggere una vita nel giro di pochi secondi. Non era il primo gesto estremo. Già nel giugno del 2025 il professore aveva tentato il suicidio ingerendo farmaci e alcol, sopraffatto – disse allora – dalla pressione mediatica e dall’ondata di odio ricevuta dopo il caso che lo aveva travolto. Salvato grazie all’intervento tempestivo dei soccorsi, aveva poi parlato apertamente della sofferenza vissuta: “Ho commesso un errore, ma non dovevo essere crocifisso in questo modo”. Dopo la sospensione cautelare dal liceo “Medi” di Cicciano e il progressivo isolamento, Addeo aveva scelto il silenzio pubblico. Ma, secondo chi gli era vicino, negli ultimi mesi appariva sempre più stanco, malinconico e segnato interiormente. Oggi il professore combatte tra la vita e la morte in un letto di rianimazione, mentre attorno alla sua vicenda si riaccende il dibattito sul peso dell’odio mediatico, sulla fragilità psicologica e sui devastanti effetti che l’esposizione pubblica può avere su una persona.

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