Viadotto della morte, Acqualonga è un santuario. Fiori e preghiere per le vittime- foto

di Bianca Bianco

MONTEFORTE IRPINO- Il nastro bianco e rosso delimita l’area in cui è precipitato l’autobus cadendo dal viadotto, ma non riesce ad arginare la curiosità e l’affetto della gente che ancora ieri, mentre a Pozzuoli si celebravano i funerali delle 39 vittime, arrivava sul luogo della sciagura a contemplare i poveri resti del disastro.
Un pellegrinaggio continuo che ha trasformato Acqualonga da cimitero, quello che ha accolto i corpi straziati delle vittime domenica sera, a santuario. Un santuario costruito dai pietosi omaggi di tanti cittadini, alcuni stranieri, rimasti sconvolti dalla tragedia del viadotto.
Un grande fascio di girasoli giace sotto l’albero che fa ombra a questo fazzoletto di terreno macchiato dal sangue dei pellegrini. Non sono gli unici fiori che mani gentili hanno poggiato qui dove si sente ancora forte l’odore di morte. Da ieri, infatti, su questo pezzo di terra che ha accolto tutto il dolore dell’Italia, sono spuntati colori nuovi, vivaci. Anthurium rossi donati da una famiglia di Zurigo, che chiede a Dio che queste tragedie non accadano più. Un angelo dorato ed un rosario tengono fermo un foglio con altre parole di angoscia e preghiera.
Un fascio di rose laddove è stato trovato uno dei primi corpi straziati, un po’ più distante dal centro del dramma concentrato in pochissimi metri sotto le colonne in cemento del viadotto. Mentre sopra gli agenti della polizia stradale continuano a compiere i rilievi lungo il tratto su cui il pullman turistico si è schiantato contro la barriera New Jersey e si affacciano sulla scarpata, sotto la scena sembra sempre di più una natura morta.
Ogni resto delle vite perdute è lì, esposto al sole ed alla curiosità, malgrado quel nastro rosso che dovrebbe rendere tutto intoccabile. Succede invece il contrario. Giornalisti e fotografi lo scavalcano con facilità, come i curiosi, per scattare nuove istantanee della tragedia. Ieri c’erano ancora le telecamere di Mediaset, con il giornalista volto noto intervistato da una tv locale perché tutto, sotto questo pezzo di guardrail squarciato, fa ancora notizia. La televisione giapponese ha preso il posto di quella filippina, i commenti sono incessanti.
Tutti con lo sguardo rivolto all’insù a cercare spiegazioni, come un gruppo di camionisti che sciorina esperienze di strada sotto il sole, il passante che chiama la moglie al telefono («Sono dove è caduto il pullman») e le mamme con i bambini che non rinunciano a mostrare loro i resti insanguinati.
Questo sta diventando Acqualonga. Tutto quanto è dietro il nastro bianco e rosso servirà ancora alle indagini, come il tratto autostradale sequestrato 30 metri più sopra. Ma qui si è compiuta la strage e qui le persone hanno bisogno di dimostrare il loro dolore o di ritornare su questo luogo maledetto.
È comunque un pellegrinaggio mesto e lento, nessuno ha preso d’assalto Acqualonga. Lo dice anche il vigile urbano di Taurano: «Siamo qua perché volevamo controllare che non ci fosse troppa gente e si creassero ingorghi. Per fortuna è tutto tranquillo. Sapesse cosa ho visto quella notte, non lo dimenticheremo mai». Quasi tutti i furgoni delle tv sono andati via, il via vai del primo giorno è cessato. Lunedì non era facilissimo raggiungere la zona dell’impatto: troppe auto, troppi curiosi e furgoncini con parabole satellitari in costante diretta.
Invece saranno i lumini col volto di padre Pio stanotte ad illuminare questo tratto di provinciale che lentamente tornerà ad essere una strada di collegamento nemmeno tanto trafficata. Nel frattempo il crocefisso, l’immagine sacra, il dvd su Don Bosco, il cappellino rosa di paglia, il peluche acquistato sull’autogrill resteranno qui come reliquie intoccabili su questo altare insanguinato.

Guarda le foto: 

Print Friendly, PDF & Email



Utenti online