“Giovanni Pascoli”, c’era una volta una scuola media a Cicciano – (Foto)

di Nello Lauro

CICCIANO – C’era una volta la scuola media “Giovanni Pascoli”. Quella di piazzale Italia. Quella al centro di Cicciano. Quella dove è cresciuta a pane, caramelle e libri l’ultima generazione di quarantenni o poco più. Una scuola eccellente per organizzazione, docenti con una struttura invidiabile e invidiata da tutti. Trenta aule, una presidenza, una segreteria, una palestra coperta, una scoperta con oltre 6000 metri quadrati (su un totale complessivo di quasi 9000) di verde per i bambini ciccianesi che hanno frequentato qui il triennio. Un istituto tutto sommato giovane inaugurato negli anni Settanta dopo il trasferimento da piazzetta San Barbato (ex sede del Comune di Cicciano) che oggi è abbandonato a se stesso. Non è una cattedrale nel deserto perché il complesso sorge proprio al centro di Cicciano mentre l’attuale scuola è al rione Gescal. E’ uno sfascio totale, abbandonata e ignorata da tutti da tutti tranne che nei programmi elettorali che la rivogliono protagonista della vita culturale della città della pasta. La scuola media Pascoli rappresenta (insieme al Pastificio Russo) in tutto e per tutto quello che oggi è Cicciano agli occhi di chi la vive: un passato glorioso, un presente difficile, un futuro plumbeo. Eccellente prima, insufficiente oggi, pessimo domani: una città indietro tutta. Il viaggio nella scuola è deprimente fin dall’inizio fatta eccezione per il comando dei vigili urbani ben curato (ci sono persino le rose) dagli stessi agenti quotidianamente con tanto di alzabandiera e una pianta con fazzoletti tricolori. Poco più avanti le sterpaglie danno il benvenuto al visitatore  Poco meno di quindici gradini e si entra nell’ingresso della “Pascoli” che presenta la porta rotta e spalancata. Si scendono dieci gradini e si arriva al piano della palestra (450 metri coperti con annessi spogliatoi) oggi utilizzata per deposito dai vigili urbani. In questo piano  ci sono (c’erano) 9 aule, l’atrio e i servizi: poco è salvabile alcune porte si sostengono appena, altre sono seriamente danneggiate, altre semplicemente non ci sono più. Ogni tanto (stando attenti a non inciampare in qualche ex filo elettrico) compare qualche sedia (rotta),  qualche armadietto (sfasciato), e tanti fogli staccati dai libri che si sparpagliano come coriandoli. Da come sono disposti si può intuire da quale direzione soffia il vento visto che molte delle finestre sono senza vetri. Condizione ignobile anche per i servizi igienici ridotti in uno stato che definire pietoso è un complimento. Il tutto con vista sul parco della scuola dove c’era un campo (ora annerito) di basket e un campo in terra battuta per il calcio che ora è ricoperto di piante ed erbacce varie.  Si risale e si va al piano della presidenza e della segreteria dove c’è la campanella rossa che segnava l’inizio e la fine delle ore di lezione. Anche qui altre 9 aule tutte ridotte come quello del piano inferiore con pezzi (anche sostanziosi) di intonaco, suppellettili sparsi sul pavimento e con l’ufficio del dirigente scolastico ridotto a una vera e propria discarica con tanto di sacchetti di spazzatura che occupano tutta la superficie della stanza. Anche qui la situazione igienica è assurda. Poi si va al primo piano che è quello ridotto peggio (ammesso  si possa fare una classifica comparata tra i tre scandalosi livelli): il colore (e il tanfo insopportabile) della muffa affresca e divora le pareti delle classi. Lo spettrale auditorium con un pavimento consumato e le finestre intatte è l’unico che sembra resistere all’incuria dell’uomo e allo scorrere delle clessidre. Era un luogo incantato dove i ragazzi della scuola media si mostravano al pubblico dei genitori, dei parenti e dei conoscenti. Qui qualcuno è diventato artista, qualcuno ha sconfitto la balbuzie, qualche altro la dislessia. Ora sul muro resta solo una flebile traccia di una passata recita di Natale, un Last Chrtismas ciccianese  fatto nella scuola che ha cresciuto fino al 2008 migliaia di bambini.  Poco più in là un “laghetto” artificiale con vista sulla palestra che certifica che il tetto non trattiene più l’acqua e che la ricostruzione sarebbe necessaria, anzi obbligatoria. Per quello che ha rappresentato, per quello che non rappresenta più. E’ un altro pezzo di storia di Cicciano che vede il suo centro sempre più a pezzi (fatta eccezione per la nuova casa comunale) con Pastificio e scuola media Pascoli ridotti ormai a ruderi.  Al peggio non c’è mai fine: addio mia bella scuola mai più ti rivedrò.

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