“Non si infanga una tradizione secolare”: il presidente Stefano Nappo difende la festa dei baianesi

Stefano Nappo

Stefano Nappo

di Bianca Bianco (Il Mattino)

BAIANO-  Una tradizione centenaria travolta da polemiche e domande. Dopo l’incidente al trentenne Giuseppe Lippiello, ferito gravemente alla gamba nel giorno di Natale per lo scoppio di uno zainetto pieno di petardi, la festa del majo è finita sotto processo. Sul banco degli imputati è stato messo il rito più antico ed amato a Baiano. La sicurezza durante la manifestazione, l’utilizzo dei botti, la regolamentazione della processione pomeridiana sono divenuti argomento di discussione e accesi confronti. Con un unico obiettivo comune: salvare il culto arboreo dalle speculazioni, mostrare al mondo la faccia pulita e orgogliosa della kermesse dedicata a Santo Stefano e sgombrare il campo da equivoci e verità parziali. Ieri è stata una giornata dura per Baiano. Alla preoccupazione per le condizioni di Giuseppe Lippiello si è aggiunto l’assalto dei mass media che hanno raccontato la cronaca dell’incidente e calato ombre sulla sentita celebrazione. Le notizie sulla salute di Lippiello alla fine hanno confortato l’intera comunità. Il ragazzo, ricoverato presso l’ospedale Cardarelli di Napoli, ha subito un intervento chirurgico che gli ha salvato la gamba rimasta maciullata dopo l’esplosione dei botti che teneva in un tascapane. Il giovane, sedato e tenuto sotto stretta osservazione, subirà altre operazioni ma le sue condizioni, assicurano i medici del nosocomio partenopeo che lo hanno in cura,  sono in continuo miglioramento. Il sollievo per le buone notizie sul trentenne non ha smorzato la rabbia per le ripercussioni che l’accaduto ha avuto sull’immagine della festività baianese. Il più adirato è il presidente dell’associazione “Majo” Stefano Nappo (che alcune settimane fa si è dimesso per la naturale decadenza del mandato, ma non per i fatti di Natale), da ieri investito dalle polemiche,  fiero difensore della liturgia dell’albero e delle numerose attività approntate per la sicurezza di chi vi partecipa. Tremila persone, quest’anno, hanno ammirato e celebrato il taglio del faggio: “Un tripudio di canti, balli, gioia, come avviene ogni anno- racconta Nappo-. Una festa popolare piena di energia e di entusiasmo che un fatto incidentale e non collegato al corteo ufficiale non possono e non devono infangare”. Fango immeritato, spiega Nappo: “E’ passata una immagine distorta e non veritiera del majo, una visione parziale e denigrante. Non possiamo accettarlo, questa festa è viva, è pulsante, è piena di sentimenti e vigore. Ma non è violenta né insicura”. Nappo vuole chiarire alcuni aspetti trapelati dalle cronache: “L’incidente al nostro amico Giuseppe, cui abbiamo espresso solidarietà per l’accaduto, è avvenuto alle 14 e non è da collegare ai festeggiamenti. Il corteo della mattina era finito come avviene da cento anni tra le manifestazioni di giubilo di adulti, bambini, famiglie. Quanto successo è stato un episodio isolato, non la conseguenza di una degenerazione che non esiste e mai esisterà visto il nostro impegno”. L’associazione “Majo”, il Comune e numerosi volontari ogni anno bonificano le strade dai petardi inesplosi, prima, dopo e durante il corteo: “Non c’è mai stato incidente collegato direttamente al majo di Baiano, i casi citati in questi giorni di polemiche non sono accaduti durante la festa”. Esiste, comunque, un problema sicurezza per lo svolgimento della processione pomeridiana: “Bisogna ricondurre alla legalità alcune parti della manifestazione, impedire l’uso di botti illegali. Ma la mia associazione fa molto anche in questo senso con incontri nelle scuole, summit con le forze dell’ordine. Inoltre  insegniamo l’utilizzo responsabile delle tipiche carabine”. Un impegno che dura tutto l’anno anche per portare la festa del majo fuori dai confini regionali per esempio con i gemellaggi con le celebrazioni di Accettura e Bruxelles. “Lavoriamo tutti i giorni- conclude Nappo- per valorizzare il nostro majo. Un singolo episodio non può rovinare anni di studi e ricerche per far emergere il culto e la nostra identità”.

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