Sangue sul majo, il sindaco: “Salvaguardare la festa, ma ora servono provvedimenti”

Enrico Montanaro (a destra) e Franco Scotto

Enrico Montanaro (a destra) e Franco Scotto

di Bianca Bianco (Il Mattino) 

Baiano. Una celebrazione “ostaggio” dei botti. Una festa popolare, sentita e amatissima, preclusa però a molti: a quelli che detestano il fragore delle esplosioni, ai bambini, a chi ha paura degli scoppi. La festa del majo è anche questo: un rito pagano e dai richiami ancestrali, un culto che unisce paesi e nazioni diversi intorno alla sacralità dell’albero simbolo di fertilità, ma anche talora, e non solo a Baiano, l’occasione per l’oscena baldoria di pochi, infestata di alcol e pericolosi mortaretti fabbricati in casa. Quanto accaduto a Natale è solo l’esempio drammatico delle storture di una tradizione che nessuno vuole abbandonare ma per la quale in molti vogliono una rigida regolamentazione. In primis l’amministrazione comunale guidata da Enrico Montanaro. E’ proprio il primo cittadino ad annunciare cambiamenti, di comune accordo con le associazioni locali: “Da questa vicenda sta nascendo una discussione positiva- spiega-, ed una riflessione seria su come impedire degenerazioni della festa. L’amministrazione non calerà decisioni dall’alto, ci saranno iniziative condivise per regolamentare la processione pomeridiana, ma anche per educare al non utilizzo dei petardi perché quanto successo mercoledì non deve mai più ripetersi”. La festa negli anni è cambiata, si è evoluta senza perdere entusiasmo, ed è stata sottoposta a stringenti vincoli nello svolgimento della parte mattutina del rito, la discesa dell’albero. Dopo gli incidenti accaduti in passato per l’uso di carabine da parte dell’Avancarica, anni fa si resero obbligatori gli spari a salve. Continui summit con le forze dell’ordine ed il varo di un regolamento hanno reso ordinato e non per questo meno folkloristico il corteo della mattina di Natale. Ora servono regole per il pomeriggio. Lo ribadisce anche il consigliere Francesco Scotto, delegato agli eventi culturali ed alla salvaguardia della festa: “Servono disposizioni che irreggimentino tutta la giornata di festa entro canoni rigidi ma non imposti, bensì decisi con la popolazione- dichiara Scotto-. Oggi il trasporto del majo avviene con grande disciplina, bisogna intervenire sull’anarchia che si instaura più tardi. Noi desideriamo che questa manifestazione diventi festa anche per mamme e bambini, saranno per questo presi provvedimenti”. L’amministrazione ha poi diffuso una nota ufficiale in cui ha ribadito che il majo, come la corsa dei tori di Pamplona o la battaglia delle arance di Ivrea, è un evento popolare in cui gli incidenti sono fisiologici, e che nessuno vuole infrangere il crisma popolare e autentico della kermesse. Tuttavia, si legge nel comunicato, emerge la “necessità di aprire un tavolo di discussione le associazioni, con le Forze dell’ordine e con tutti i cittadini affinché nel pomeriggio di Natale vengano del tutto aboliti gli spari di botti illegali (in ossequio ai consigli e alle ordinanze che annualmente vengono fatte). Già da domani bisognerà mettersi a lavoro affinché ciò accada”.

 

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