Spaccio di amnesia nel Baianese, 5 arrestati- ECCO I NOMI

BAIANO- La capitale del quadrilatero dello spaccio era Baiano. Gli altri vertici erano Sperone, Sirignano, Avella. Qui era nata una fiorente piazza che aveva il suo fulcro a Baiano, nella villa comunale, ed era gestita quasi alla luce del sole da un gruppo spregiudicato di pusher. Nove di loro sono finiti nelle maglie dell’operazione “Mi manda ‘o Picone” imbastita dal Nucleo operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Avellino e coordinata dalla Procura della Repubblica. Agli arresti sono finiti, su ordinanza del giudice per le indagini preliminari Sicuranza, Giuseppe Miele, 24enne di Baiano, nipote dell’imprenditore Fortunato Miele ucciso nell’agosto del 2012, Luigi Soriano di Sperone, 26enne e Carmine Colucci di Baiano, 26 anni.  Agli arresti domiciliari Raffaele Soriano di Sperone,  28 anni e  Pasquale Galluccio di Sirignano, 21enne. Obbligo di presentazione per altri quattro giovani tra i 20 ed i 34 anni, tutti del Mandamento. Sono accusati a vario titolo di detenzione ai fini di spaccio di amnesia, cocaina, hashish, marijuana. Le indagini dei carabinieri di Avellino, durate quasi due anni, sono partite dalle segnalazioni di cittadini che avevano notato il via vai continuo e sospetto di giovani nei giardinetti di Baiano, a poche centinaia di metri dal Municipio. Facce conosciute e non che arrivavano nelle ore più disparate, un tran tran troppo evidente che ha mosso i cittadini a denunciare. Le prove dell’esistenza di un oleato meccanismo di smercio sono arrivate in venti mesi di paziente attività investigativa, suffragata da intercettazioni telefoniche, appostamenti, rilevazioni gps. Fondamentale l’utilizzo di telecamere nei punti in cui il traffico si consumava, non solo la villetta ma anche parcheggi di esercizi commerciali, bar, distributori di benzina. I clienti erano molti (nel corso degli ultimi mesi sono stati fermati almeno trenta consumatori che si erano appena riforniti), tra i quali anche avellinesi che nel week end raggiungevano Baiano. Con questi ritmi di vendita, gli affari andavano a gonfie vele tanto da indurre il gruppo a spostarsi d’estate a Gallipoli per spacciare ai vacanzieri. Ad attirare i consumatori soprattutto la varietà di stupefacenti di cui i giovani pusher disponevano, che chiamavano con nomi in codice a telefono e che occultavano solitamente nelle prese d’aria delle auto. Non solo la cocaina, l’hashish, la marijuana, ma anche la pericolosa amnesia, importata sul mercato italiano dalla camorra da appena due anni, un mix letale di marijuana, metadone e sostanze chimiche- persino l’olio di batteria- che induce alla subitanea dipendenza ed ha effetti devastanti sul sistema nervoso. I nove indagati si rifornivano a Caivano, fortino dei traffici di droga della camorra, ed avevano creato, secondo gli inquirenti, un vero e proprio  “circuito imprenditoriale criminale” che aveva come leader Giuseppe Miele, detto Peppe ‘o Picone, nipote diretto di Fortunato, sul cui omicidio indaga l’Antimafia. Nessun legame è stato però accertato con la camorra anche se, ha sottolineato il procuratore capo Rosario Cantelmo: “Con questa operazione è venuta fuori la complessità di questo territorio, pericolosamente confinante con il Nolano che sta vivendo una evoluzione temibile della malavita organizzata”. Un territorio dove però i cittadini non sono stati omertosi: “Si sono fidati di noi, hanno denunciato, e questo è importantissimo perché la gente ha capito che deve stare dalla parte dello Stato”. Stato che attraverso l’Arma ha messo in campo una indagine definita “difficile” dal colonnello Francesco Merone: “Abbiamo agito su un’area circoscritta e complicata, ma la collaborazione dei cittadini è stata fondamentale”. 
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