giovedì, Maggio 30, 2024
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Prostituzione, sgominata banda che gestiva mercato del sesso sulla Litoranea

 

SALERNO- Sgominata la banda che gestiva il mercato del sesso sulla Litoranea. Questa mattina a Salerno, Cava dé Tirreni,  Pontecagnano Faiano, Battipaglia, Eboli, Montecorvino Rovella, Montecorvino Pugliano e Calvanico, militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno e del Ros hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 15 indagati (8 in carcere, 1 agli arresti domiciliari e 6 obbligo di dimora), ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione (4 indagati), favoreggiamento e sfruttamento, in concorso, della prostituzione (8 indagati), lesioni personali aggravate e tentato sequestro di persona (2 indagati) e tentata estorsione (2 indagati).

L’indagine è partita da Battipaglia, dove il 4 ottobre del 2014 fu rapinata una prostituta romena cui fu anche incendiata l’automobile. Subito dopo, furono aggrediti due fidanzati che si erano appartati poco vicino; il ragazzo, Natalino Migliaro, morì pochi giorni dopo a causa delle gravi ferite. Partendo da quei fatti, i carabinieri hanno scoperto una organizzazione operante tra Eboli e Battipaglia italo-romeno-albanese composta da cittadini romeni, due italiani che fornivano supporto logistico, un italiano pedina dell’organizzzione, tre albanesi. Gli indagati sono: Mirea Alin Georgian detto “Laurentiu”, Mirea Stefan Nicolae, Tranca Adrian detto “Adi”, Turcic Costica Ilie, Damiano Mauro,  Longo Augusto detto “Musu Toni ”Sulejmani  Vilson, Sulejmani  Kristian, Kenaja  Nuard, Di Napoli Davide, Giordano Matteo.

 

Le investigazioni hanno consentito di stabilire che tutti gli indagati, in un clima di rispetto dei reciproci ruoli nel “controllo del territorio” favorivano e sfruttavano l’attività di prostituzione di diverse donne rumene (indicate nelle intercettazioni con l’appellativo di “pezza”, “cagna”, “maledetta”, “morta”), assicurando alle stesse “protezione” anche mediante il “supporto logistico” garantito dai tre italiani , dietro l’imposizione di un corrispettivo fissato nella metà di quanto ricavato da ciascuna di esse. Le donne, inoltre, venivano avviate alla prostituzione in settori territoriali ben delimitati e stabiliti per accordo tra gli stessi sfruttatori. Tra gli stessi criminali vigevano pertanto rapporti di interazione e collaborazione concretizzatisi in reciproci favori sia sull’accompagnamento delle prostitute sia sulle ronde per garantire loro protezione, nonché sui diversi servizi logistici necessari al meretricio, con lo scopo di non far insorgere situazioni di conflitto e così trarre vantaggio dall’attività illecita.

I due gruppi erano ‘bene organizzati’. Ognuno aveva un ruolo. Nel sodalizio dei rumeni, c’era chi si occupava del reclutamento delle prostitute anche in altre aree della penisola, della protezione, del supporto logistico per fornitura di profilattici, bevande, cibi, recapiti di clienti e ricariche telefoniche, dell’accompagnamento da e per la piazzola assegnata a ciascuna dal protettore,  della vigilanza per eludere l’intervento delle forze dell’ordine lungo il tratto litoraneo interessato ovvero per scongiurare problemi con terze persone (clienti insolventi o altri sfruttatori), tutti momenti propedeutici alla riscossione, in ultimo, dell’illecito profitto.

 

Per quanto attiene il gruppo criminale di etnia albanese, l’attività investigativa ha consentito di documentare l’esistenza di un vincolo associativo tra i sodali dediti allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione, evidenziato dal fatto che gli stessi, oltre ad accompagnare le prostitute sul luogo del meretricio preventivamente assegnato e a riaccompagnarle a casa, effettuavano una vera e propria vigilanza propedeutica sia a garantire la protezione alle donne (circa una decina, di etnia rumena) sia il controllo del territorio di competenza, ciascuno secondo specifici ruoli: i 4 indagati, infatti, disponevano di autovetture per i servizi logistici e di utenze cellulari dedicate al controllo, utilizzate anche per avvisare le prostitute della presenza di forze dell’ordine. Inoltre, gli stessi si preoccupavano di fornire assistenza logistica alle “protette” e di dirimere le controversie che insorgevano a causa della presenza in zona di altre meretrici non sottoposte alla loro protezione, ovvero di clienti non ritenuti sicuri.

Il sodalizio criminale, per il “servizio” reso, tratteneva la metà del ricavato giornaliero dell’attività di meretricio.

 

 

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