Camorra, il rapporto Dia: Campania, la regione dei 100 clan

NAPOLI (Bianca Bianco) – Sempre più giovani ed armati, più scaltri per sfuggire alle forze di polizia ed alla magistratura. Ma anche meno legati alla tradizione ed alla storia camorrista, più slegati e cani sciolti con interessi nei traffici di droga e nella contraffazione. E’ l’identikit dei nuovi camorristi: sempre meno famiglie e sempre più gruppi, incapaci di alleanze durature e in rotta verso i mercati del Nord e dell’estero. Nuovi clan tra i quali spiccano piccoli avamposti criminali gestiti da teen ager. Ne scriveva la direzione investigativa antimafia che nel suo ultimo dossier, quello relativo al secondo semestre del 2014, mette anche le baby gang tra le ‘novità’ nella mappa camorrista della Campania, in principal modo di Napoli. Una geografia criminale che, a differenza della ndrangheta calabrese, muta in continuazione seguendo le fragili alleanze tra clan, le guerre intestine, gli arresti, le scarcerazioni e, appunto, il crescere di piccoli boss che si alimentano dell’humus malavitoso. In questa cartina in costante evoluzione, la camorra si polverizza senza disintegrarsi riuscendo anzi a mettere le mani su sempre più settori: non solo quello dell’illecito, ma anche quello imprenditoriale e politico.

AUMENTA LA VIOLENZA- La polverizzazione dei clan comporta, scrive l’Antimafia, un sempre maggiore ricorso alla violenza ed alla forza da parte dei camorristi. La faide nel corso dei mesi stanno insanguinando Napoli e provincia e dimostrano il precario equilibrio tra i diversi sodalizi. Una situazione che le forze dell’ordine e la magistratura cercanbo di tamponare falcidiando periodicamente i clan, ma se a fronte degli arresti la faida si acquieta, appena ci sono le prime scarcerazioni si torna a sparare colpendo, purtroppo molto spesso, anche vittime innocenti. Aumentano dunque i fatti di sangue, soprattutto ferimenti e gambizzazioni per il controllo dello spaccio (con le vittime che di solito li denunciano come risultato di rapine) ed aumentano ferimenti e talora omicidi per i conflitti tra baby gang.

BAMBINI CON LA PISTOLA- Le baby gang, responsabili di liti che sfociano nel sangue e reati predatori, sono composte- scrive la Dia, soprattutto di ragazzi provenienti da ambienti familiari degradati e con basso livello di scolarizzazione ai quali vengono affidati di solito incarichi indispensabili per il clan, dallo spaccio di droga alle rapine fino ai furti ed gli omicidi e tentati omicidi. Il fenomeno, fomentato dagli alti livelli di disoccupazione, è in esapansione anche nel basso casertano.

LA NUOVA MAPPA- Per quanto riguarda la dislocazione dei clan, la mappa cambia da provincia a provincia. Sono più di un centinaio i sodalizi criminali censiti, ai quali si aggiungono le ‘famiglie’ minori. Se nel Casertano dominano i Casalesi, nel Napoletano soprattutto gli equilibri si sfaldano e consolidano con gran velocità anche tra gruppi storicamente alleati. A Napoli, nel centro storico, la parte dei padroni è fatta dai Giuliano che hanno preso il posto dei Mozzarella; a Scampia permane per ora la pax tra Di lauro ed Amato-Pagano perché quest’ultimo si è spostato con gli interessi nell’hinterland. In provincia i Polevrino ed i Moccia, decimati dagli arresti, traslocano le loro attività in altre regioni italiane ed all’estero, fedeli alla loro fama di ‘imprenditori’ mentre tra Napoli Nord ed il Casertano le diverse famiglie camorriste cominciano a stringere patti come dimostra la cattura di diversi latitanti nella provincia di Caserta. I Casalesi assistono invece ad una dissoluzione che sta lasciando spazio a gruppi minori che però agiscono (soprattutto per estorsioni) in nome e per conto dei clan storici. In questo modo i Casalesi si rendono invisibili alle forze di polizia, ma mantengono sia i vecchi affari che le alleanze con “cosa nostra” e ndrangheta.

LE INFILTRAZIONI POLITICHE E IMPRENDITORIALI- Nonostante la polverizzazione dei clan, resta forte l’infiltrazione nel contesto politico, imprenditoriale e finanziario. Per quanto concerne la politica, questo è dimostrato dal numero di Comuni sciolti per camorra soprattutto nel Casertano (Carmine Schiavone, collaboratore di giustizia di recente scomparso, parlava di un cartello esistente tra amministrazioni comunali e Casalesi si dagli anni ottanta). L’impresa è stata invece utile alla camorra per diversificare le attività ed il riciclaggio di denaro e consentire la fittizia intestazione di beni o per entrare nel business dei rifiuti attraverso ditte “pulite”.

GLI AFFARI ILLECITI- I traffici intramontabili riguardano il mercato degli stupefacenti, che vede nella Campania il principale snodo dei flussi di droga soprattutto verso il Nord e con numerosi contatti con la Spagna. La principale novità di questi ultimi anni, caratterizzati da numerosi arresti, è il ‘porta a porta’ per la vendita della ‘merce’: una tecnica che preserva i clan dalle operazioni e gli arresti. Oltre allo spaccio, i traffici riguardano anche la contraffazione (anche di prodotti alimentari e per l’infanzia) che segue le stesse rotte del traffico di armi e di esseri umani e la falsificazione di documenti: settori nei quali la camorra è “leader” incontrastata e punto di riferimento non solo in Italia ma anche all’estero.

Date queste premesse, si legge nel dossier Dia, il futuro della camorra campana è facilmente tracciabile: sempre meno padrini e sempre più camorristi imprenditori. Ma soprattutto sempre più imprenditori camorristi, ovvero esponenti della imprenditoria ‘pulita’ che si prestano volontariamente e per lucro alle richieste dei clan. Una camorra sempre più politica, che non si limita ad intimidire ma entra nelle stanze dei bottoni vincendo appalti o piazzando amministratori compiacenti. Una pericolosa piovra che continua ad abbracciare ogni settore sociale e che si fa ogni giorno sempre meno locale e più globale.

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