Cassazione: annullata sanzione Csm a procuratore di Nola Paolo Mancuso

NOLA –  E’ da rifare, per la seconda volta, il processo disciplinare nei confronti del procuratore del Tribunale di Nola Paolo Mancuso, accusato di aver cercato – sollecitando il colonnello dei carabinieri Giuseppe De Donno a chiamare il generale dell’Arma Mario Mori – l’appoggio politico del senatore del Pdl Maurizio Gasparri per influenzare il togato laico del Csm Annibale Marini, in quota centrodestra, e ottenere il posto di Procuratore a Napoli. Lo hanno deciso le Sezioni Unite civili della Cassazione. Gli ‘ermellini’ hanno infatti depositato oggi la sentenza 22092 con la quale, per la seconda volta – dopo il verdetto da loro emesso il 22 settembre 2014 – hanno annullato con rinvio la sanzione dell’ammonimento inflitta da Palazzo dei Marescialli il 21 novembre dello scorso anno nel procedimento bis che ridusse la ‘condanna’ della censura. Ad avviso dei supremi giudici, il Csm deve valutare se non sia il caso di applicare a Mancuso l’esimente del fatto di “scarsa rilevanza” previsto dalla riforma della giustizia ‘Castelli’ del 2006, ipotesi non presa in considerazione dal Csm “nonostante – rileva la Cassazione – la richiesta formulata dal difensore” di Mancuso. Per quanto riguarda invece i fatti contestati, la Cassazione ritiene che il Csm con motivazione nè “illogica nè contraddittoria, ha ritenuto che fosse ravvisabile” nella condotta di Mancuso “sia l’abuso della qualità, basato essenzialmente sulla conoscenza, da parte del colonnello De Donno e del generale Mori, della posizione di rilievo rivestita” dal magistrato, “conoscenza che li aveva indotti ad attivarsi in suo favore in ragione dell’interesse personale a mantenere una relazione privilegiata con un magistrato che avrebbe potuto, anche grazie al loro apporto, ricoprire un incarico ancor più influente”. “Sia il fine di condizionare l’esercizio delle funzioni del Consiglio superiore della magistratura – prosegue la sentenza – e di procurarsi così un ingiusto vantaggio, attraverso un intervento su un componente del Csm, diretto a influenzarne la libertà di scelta e di orientamento”. Inoltre, secondo gli ‘ermellini’, il fatto che Mancuso abbia sostenuto di non aver voluto portare a compimento il progetto della ‘raccomandazione’ – “la ipotizzata desistenza dall’iniziativa” – non mette in discussione le conclusioni alle quali è pervenuto il Csm in tema di responsabilità disciplinare. Il difensore di Mancuso, il magistrato della Cassazione Gennaro Marasca, nella sua arringa bis davanti al Csm il 21 novembre 2014, aveva sostenuto che “non c’e’ stato condizionamento del Csm”, anzi “il condizionamento c’e’ stato in senso opposto, con l’invio da parte della Procura di Palermo al Csm di brogliacci di polizia, coperti da segreto, e provenienti dall’indagine sulla ‘trattativa’ Stato-mafia pur di evitare che Paolo Mancuso diventasse Procuratore di Napoli”. “Ma di questo non si parla, indagini non ci sono, l’unico soggetto che ha subito un procedimento disciplinare e’ Mancuso, che dopo una notte difficile, si e’ pentito dell’iniziativa. Una iniziativa che non ha prodotto niente”, aveva concluso Marasca.(ANSA).

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