Incendio cereria Nappi, tribunale Nola condanna uomo per danno ambientale

SAVIANO  (Nello Lauro  – Il Mattino) – Una condanna ed una assoluzione. Ed una sentenza storica per il Nolano, perché riconosce il diritto al risarcimento ad una associazione ambientalista. Il tribunale di Nola ha condannato ad un anno di reclusione per incendio colposo il titolare del capannone distrutto nel corso del  devastante incendio della cereria Nappi, avvenuto il 14 luglio del 2013 nell’area Pip di Saviano al confine con Nola. Un caso che scosse l’opinione pubblica, non solo per le sorti della storica attività, ma anche per gli effetti del rogo sull’ambiente circostante. Le fiamme furono spente completamente dopo una settimana, diossina e paraffina in fumo contaminarono i campi coltivati che circondano l’area. Dopo le indagini si aprì il processo con tre rinviati a giudizio: il titolare della cereria, il titolare del capannone e l’installatore dell’impianto fotovoltaico piazzato sulla struttura. Per il primo, il processo si è chiuso prima con il patteggiamento della pena. Il titolare del capannone distrutto dalle fiamme è stato invece condannato dal Tribunale di Nola ad un anno di reclusione e al pagamento delle spese processuali, oltre al risarcimento provvisionale di 50mila euro per la compagnia assicurativa. Assolto invece il tecnico che montò l’impianto fotovoltaico sul capannone perché nessuna perizia è riuscita a spiegare dove si innescò l’incendio. Parte civile nel procedimento penale era il Forum Ambiente Area Nolana che ha ottenuto il riconoscimento del danno ambientale causato dall’incendio. Gli attivisti del Forum, difesi dall’avvocato Felice Petillo, hanno espresso soddisfazione per la sentenza di primo grado, pur non nascondendo rammarico per la mancata costituzione di parte civile dei Comuni interessati, ovvero Saviano e Nola: “L’assenza delle istituzioni ha costretto l’associazione a sostituirsi ad esse- ha dichiarato Gianluca Napolitano del Forum- affrontando da sola l’intero iter processuale. Lettera morta le richieste ai sindaci di Nola e Saviano di costituirsi parte civile, né l’Asl Napoli 3 Sud né le amministrazioni comunali diedero indicazioni alla popolazione sui comportamenti da osservare, se non un banale manifesto a due settimane dall’accaduto. Né tanto meno furono chieste analisi approfondite all’Arpac, se non dietro le pressioni dei residenti e delle associazioni ecologiste. Concluso il processo, resta in primo piano la questione sanitaria e ambientale. I resti degli stabilimenti incendiati sono, infatti, ancora presenti, nell’attesa di una bonifica”.

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