Conti in rosso per i partiti politici italiani: in 4 anni bilanci al -62%

Uno degli argomenti che più appassiona l’opinione pubblica è quello dei finanziamenti ai partiti. Quanti fondi prendono? Come si sostengono? Come pesa sulle casse dello Stato. Openpolis ha indagato il fenomeno fornendo alcuni dati. Il primo e più interessante: in 4 anni i bilanci dei partiti hanno subito un crollo del 62%. Tra 2013 e 2017 le entrate dei partiti si sono fortemente ridotte. Questa contrazione è dovuta a due fattori: la progressiva fine dei rimborsi elettorali e la diminuzione delle donazioni da aziende e privati. Il nuovo metodo di finanziamento pubblico, il cosiddetto 2×1000, è molto diverso dal rimborso elettorale preesistente perché non viene erogato direttamente ma dipende dalle scelte dei contribuenti.  Dall’introduzione il 2×1000 è cresciuto, ma non abbastanza sia rispetto allo stanziamento (25,1 milioni di euro a regime dal 2017), sia in confronto a quanto garantivano i vecchi rimborsi elettorali. Con conseguenze negative sulle casse dei partiti politici. Le donazioni da privati dovevano essere l’altro canale di finanziamento del nuovo sistema. In realtà queste non sono decollate, gran parte delle donazioni da persone fisiche, circa l’80%)  derivano dal contributo degli stessi eletti, come parlamentari e consiglieri regionali. Con percentuali che variano tra le singole forze politiche. Questo ha comportato delle conseguenze perché nei partiti la spesa per il personale è calata fino a 10 milioni di euro ma arriva a 40 milioni di euro per i gruppo parlamentari. Con una differenza sostanziale: i gruppi parlamentari sono tenuti a svolgere attività istituzionale, ed è improprio utilizzarli per altre finalità. Ma con i conti in rosso per i partiti, in Italia accade anche questo.

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