Da Procida alla Provenza: “Giallo Ocra”, il romanzo thriller di Giusi De Luca

CICCIANO (Nello Lauro) – Un racconto cresciuto e diventato romanzo. Personaggi modificati, luoghi vissuti, posti immaginati, parole da limare in 23 anni di letteraria gestazione. Da Napoli alla Provenza per risolvere un caso di omicidio avvenuto 30 anni prima, partendo dall’isola di Procida, nominata capitale della cultura italiana per il 2022, parte integrante dell’inchiesta che si trova in “Giallo Ocra” (Bertoni Editore), primo romanzo della 47enne giornalista di Cicciano Giusi De Luca. La storia ha come protagonisti, tra gli altri, la giornalista dell’”isola di Arturo” Laura Ferrara (alter ego dell’autrice) e il suo fidanzato, studente dell’Accademia di Belle Arti. I due, mentre lavorano alla realizzazione di un video documentario su Federico Rinaldi, pittore napoletano ucciso trent’anni prima, si mettono sulle tracce dei protagonisti coinvolti nella vicenda. È proprio Laura risolverà il caso di omicidio che era stato archiviato. A Procida va anche una dedica che chiude il romanzo: “Per avermi aiutata a ritrovare le parole”.

Come mai un romanzo? Come è nato?

“La trama di “Giallo ocra” l’ho scritta ventitré anni fa, a ventiquattro anni, sotto forma di un racconto che avevo intitolato “I colori dell’anima”. Ho inventato varie storie in quel periodo, ma questa mi è rimasta in testa per tutto questo tempo. Ci sono ritornata più volte, da allora, perché sentivo la necessità di trasformarla in un progetto dal respiro più ampio, ma non sapevo come fare, non sapevo come si scrivesse un romanzo. Il libro è nato da sé quando ho capito che dovevo avvicinarmi di più ai personaggi e condividere un po’ di me stessa, affinché loro potessero rivelarsi a me e cominciare a vivere di vita propria”.

La scelta dei luoghi…

“La scelta di ambientare questa storia a Napoli è stata obbligata, perché il capoluogo campano è uno dei posti che conosco meglio. Ho voluto fare un omaggio al luogo in cui sono nata. Considerata, poi, la naturale inclinazione di questa città a essere un teatro a cielo aperto, mi è sembrato doveroso far muovere i miei personaggi sul suo palcoscenico. Per quanto riguarda Procida, invece, è andata diversamente. Nel racconto originario, Laura era siciliana e ricopriva un ruolo di secondo piano. Mentre scrivevo il romanzo, però, mi sono accorta che questo personaggio stava reclamando spazio all’interno della storia. Ho deciso di accontentarla, quindi è sorta la necessità di caratterizzarla. Allora, siccome non conosco le siciliane, l’ho fatta diventare napoletana; volevo comunque che arrivasse dal mare, che avesse un rapporto particolare con questo elemento. Non ho avuto dubbi quando ho dovuto scegliere l’ambiente in cui farla crescere: Procida è l’isola più intima, tra quelle del golfo, la più poetica; è un luogo magico, uno scrigno che difende tenacemente la propria identità, la propria cultura e le proprie tradizioni, ma è anche aperta, inclusiva, accogliente. Lo slogan che ha accompagnato la sua candidatura a Capitale della Cultura per il 2022, competizione meritatamente vinta, sintetizza appieno la sua anima: “La cultura non isola”. Sarò sempre grata a Procida per avermi accolta e ricaricata di energia”.

Il tuo rapporto con la scrittura…

“Ho cominciato a scrivere storie quand’ero piccola, alle elementari. Era il modo che avevo scelto per affermare la mia personalità e per comunicare con gli altri. Ma avevo una scrittura asciutta, sintetica che – sebbene accettata – a scuola tentavano di rendere prolissa. Sentivo, quindi, la necessità di trovare un posto che potesse accogliermi così com’ero. Finché non arrivò l’intuizione: grazie ai telegiornali che seguivo fin da bambina e ai quotidiani che sbirciavo in casa, scoprii il mondo che avrebbe potuto ospitare la mia scrittura. Fu allora, verso gli otto anni, che presi la decisione di diventare giornalista: avevo trovato la mia dimensione, un posto in cui stare. Grazie a “Giallo ocra” ho potuto superare questo limite, sono finalmente riuscita a scrivere una storia più complessa e più lunga”.

Cosa consigli ai giovani comunicatori?

“Ai giovani mi sento di consigliare di interessarsi alla cultura, perché è attraverso di essa che si conosce il mondo in cui si vive, che si comprende il tempo in cui si sta. E di sfruttare la comunicazione – intesa come processo che unisce, che mette insieme – per incontrare altre culture e innescare cambiamenti sociali, se necessari”.

Perché scegliere e leggere “Giallo Ocra”?

“Questo libro non è solo per gli appassionati di gialli. È per le persone curiose, orientate ai rapporti interpersonali, inclini al viaggio e rispettose dei diritti umani. È per chi, come me, ha subito un lutto e non sa dare un senso a una mancanza. ‘Giallo ocra’ è un romanzo coinvolgente, che tiene il lettore e la lettrice attaccati alle pagine”.

Il prossimo romanzo?

“Ho tante storie pronte, aspetto solo che una abbia il sopravvento sull’altra”.

 

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