lunedì, Maggio 27, 2024
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Omicidio “sindaco pescatore”, Antimafia: “Ucciso perché contrastava spaccio”

“Il quadro acquisito dalla Commissione ha consentito di ricostruire fatti e dinamiche che fanno ritenere che le ragioni della morte del sindaco debbano essere ricercate nella sua attività volta a contrastare la diffusione dello spaccio e il traffico di sostanze stupefacenti che si realizzavano nel porto di Acciaroli”.  Lo scrive nero su bianco Il XII Comitato della ex Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Nicola Morra, in una relazione sulla morte del sindaco del comune di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso nel 2010, che è stata desecretata oggi.

L’area del porto di Acciaroli, soprattutto nel periodo precedente alla sua morte, in quell’ultima estate del 2010, era diventata “sede di una incontrollabile attività di vendita di sostanze stupefacenti. Il sindaco Vassallo non poteva consentire quel degrado e, consapevole della gravità della situazione, aveva tentato in ogni modo di intervenire, giungendo a chiedere ai locali di chiudere anticipatamente, proprio al fine di evitare lo spaccio e la consumazione di sostanze stupefacenti”, scrivono i commissari dell’Antimafia.

In questa battaglia Angelo Vassallo – si legge ancora nella relazione – “era rimasto sostanzialmente solo: in più occasioni, aveva lamentato la grave situazione che attanagliava il porto di Acciaroli, anche con i carabinieri e, sempre secondo quanto riferito dall’amico Vincenzo Maiello, aveva a lui mostrato il suo rammarico per il fatto di dovere intervenire per far fronte ad ogni situazione che riguardava il paese”.

“Angelo Vassallo è stato un sindaco ed un amministratore esemplare poiché ha dedicato tutta la sua attività di primo cittadino allo sviluppo del proprio territorio in armonia con la natura che lo circondava. La storia del ‘sindaco pescatore’ è una storia di vita”, prosegue il XII Comitato dell’Antimafia della scorsa legislatura.

“Egli è stato costretto a svolgere un’attività di contrasto allo spaccio di droga in prima persona utilizzando i vigili urbani del comune di Pollica in un clima di isolamento che doveva averlo reso inquieto e deluso. Che nel porto si conoscessero attività illegali su scala larga era di certo presente allo stesso Vassallo il quale da qualche tempo, soprattutto nel corso della stagione estiva, aveva raccolto voci divenute poi costanti lamentele circa il consumo di sostanze stupefacenti. Angelo Vassallo aveva voluto vederci chiaro per poi prendere provvedimenti in prima persona. Più in particolare risulta che alcuni pescatori si erano lamentati di alcuni soggetti che si aggiravano nelle ore notturne sul molo del porto”.

“Quello che scoprì il sindaco di Pollica non era evidentemente un fenomeno di piccolo spaccio, ma un traffico più consistente. Il porto di Acciaroli era utilizzato come approdo della droga da smerciare nel territorio del Cilento e oltre. E quella sostanza non era così lontana dalla sua famiglia. La Commissione non può non osservare come in un territorio, morfologicamente così particolare e con tali problematiche di sicurezza e ordine pubblico, soprattutto nel periodo estivo, avrebbero dovuto essere assegnati adeguati strumenti e garantita una sufficiente presenza delle Forze dell’ordine”, prosegue l’Antimafia: “La Commissione non ha potuto completare l’inchiesta avviata in ragione dello scioglimento anticipato della Legislatura. Solo un costante e tenace sforzo potrà, nel prossimo futuro, rendere giustizia alla speranza umana e civile di un uomo dalle doti rare”.

“Angelo Vassallo è stato un sindaco ed un amministratore esemplare poiché ha dedicato tutta la sua attività di primo cittadino allo sviluppo del proprio territorio in armonia con la natura che lo circondava”. Lo scrive il XII Comitato della Commissione parlamentare antimafia che si è occupato dell’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, nel settembre 2010. E parla di ‘omertà’.

“Ad oggi le persone del posto – si legge nella relazione, desecretata in queste ore – non hanno fornito molti elementi utili agli inquirenti. Risulta, infatti, poco credibile che, in piena estate e in un centro turistico con grande afflusso di persone, nessuno si sia trovato a passare sul luogo del delitto o abbia comunque notato anche un solo particolare significativo per le indagini. Dalle 21,15 del 5 settembre 2010 fino alla scoperta del corpo del sindaco nessuno sembra avere visto nulla. Ancora oggi, sembra non sapersi chi abbia avvisato Claudio Vassallo, il fratello della vittima, di quanto accaduto. Tuttora non è dato comprendere le ragioni per cui, in una nota intervista, l’ex Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Franco Roberti ebbe ad escludere la natura camorristica dell’omicidio”.

“L’omicidio di Angelo Vassallo – ragionano i commissari Antimafia della passata legislatura nella relazione – resta una vicenda torbida, per molti versi sconcertante. Una vicenda in cui si sono scontrate la voglia di riscatto di una terra e la volontà di chi intendeva mantenerla oppressa e legata a logiche criminali; la volontà di un uomo che volle dimostrare che lo Stato e le istituzioni non erano entità lontane o nemiche e chi sembra avere privilegiato logiche criminali e interessi connessi a loschi affari. Soprattutto questa è la storia di una famiglia, e di una parte di una comunità civile, che non si è mai rassegnata a ché la vicenda del proprio congiunto venisse dimenticata”.

Secondo le risultanze degli accertamenti tecnici, l’esecutore materiale del delitto del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, avvenuto nel 2010, avrebbe sparato in piedi o “dal sellino di un motorino”, mentre il sindaco aveva il finestrino abbassato, a circa 40-50 centimetri di distanza dalla vittima secondo la Commissione parlamentare antimafia.

L’ispezione dei luoghi da parte dei componenti del XXII Comitato dell’Antimafia, avvenuta nel luglio 2021, si legge nella relazione, “ha permesso di sollevare qualche ulteriore interrogativo. La forte pendenza della strada rapportata alla precisione dei colpi di pistola porterebbe, in realtà, a dubitare sull’uso di un motorino da parte dell’esecutore materiale dell’omicidio che, per quanto esperto e pur considerando che la Tanfoglio baby non è un’arma pesante, avrebbe avuto bisogno di una certa stabilità, difficile da garantire ove si fosse trovato alla guida di un motociclo impiegato in quelle concitate circostanze. Con una simile pendenza della strada, l’omicida avrebbe infatti dovuto tenere una mano sul freno del motorino certamente compromettendo la precisione dei colpi, circostanza che invece è stata rilevata dal medico legale”.

La Commissione rileva inoltre che “il giorno dell’omicidio alcuni frequentatori del Fit Village (centro sportivo nei pressi del luogo dell’omicidio) erano intenti a giocare a calcetto e, sentiti dagli organi inquirenti, hanno dichiarato di aver avvertito la presenza di un’auto, secondo alcuni di colore nero, sfrecciare ad alta velocità e di aver avvertito nitidamente dei colpi di pistola. Tuttavia, nessuno ha sentito la necessità di recarsi sul posto per verificare cosa fosse accaduto e avvisare il comando locale dei carabinieri. Eppure, secondo quanto dichiarato da tutti gli auditi, la circostanza avrebbe dovuto suscitare scalpore, atteso peraltro che, come ricordato dal sindaco di San Mauro Cilento, in quelle aree della Campania da 60 anni non si verificava un omicidio”.

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