
NAPOLI (rgl) – A oltre vent’anni dalla morte di Giovanna Bifulco Accardi, una vicenda che continua a lasciare interrogativi irrisolti torna al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale. Una storia fatta di dolore, battaglie giudiziarie e richieste di verità che oggi arriva fino al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Ministro della Giustizia Carlo Nordio. A scrivere alle massime istituzioni dello Stato è stato lo Studio Associati Maior, che assiste il marito della donna, Giuseppe Bifulco, chiedendo attenzione su un caso che, secondo i legali, non avrebbe ancora ricevuto un definitivo chiarimento. Giovanna Bifulco Accardi morì il 3 febbraio 2004, in Campania, all’età di 40 anni, dopo un rapido aggravamento delle sue condizioni di salute. Secondo quanto ricostruito negli atti depositati dagli avvocati Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino e Filippo Castaldo, con il supporto del medico legale Marcello Lorello, la donna avrebbe manifestato alcuni giorni prima sintomi inizialmente ritenuti influenzali. Nonostante ripetuti contatti con il medico di base e con la Guardia Medica di San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, la paziente – secondo quanto sostenuto nella denuncia – non sarebbe mai stata sottoposta a una visita medica diretta approfondita. Le prescrizioni terapeutiche sarebbero state effettuate a distanza, con indicazioni farmacologiche che includevano antibiotici e cortisonici. Poi, il peggioramento improvviso. Fino al ricovero nella clinica Santa Lucia e al decesso causato da una grave infezione generalizzata. Nel corso degli anni il caso è stato oggetto di procedimenti sia in sede penale che civile. Alcune consulenze tecniche avrebbero evidenziato possibili profili di negligenza, imprudenza e omissione da parte dei sanitari coinvolti, sottolineando come la mancata visita medica avrebbe ridotto sensibilmente le possibilità di sopravvivenza della donna. Tuttavia, nei precedenti giudizi, sarebbe stato escluso il nesso causale diretto tra le condotte contestate e la morte della paziente. Una conclusione che la famiglia continua a contestare, ritenendola contraddittoria rispetto agli stessi accertamenti tecnici che avrebbero riconosciuto criticità nel percorso diagnostico e terapeutico seguito nel 2004. Per questo motivo, il 5 febbraio 2025, lo Studio Maior ha depositato una nuova denuncia-querela presso la Procura della Repubblica di Nola, chiedendo formalmente la riapertura delle indagini alla luce di ulteriori elementi ritenuti meritevoli di approfondimento. Secondo quanto riferito dai legali, ad oggi non sarebbe ancora arrivato alcun riscontro ufficiale dall’autorità giudiziaria. Da qui la decisione di rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica e al Ministro della Giustizia attraverso una lettera aperta, nel rispetto dell’autonomia della magistratura ma con l’obiettivo di richiamare l’attenzione istituzionale su una vicenda che dura da oltre due decenni. “La vicenda non riguarda soltanto una famiglia segnata da una grave perdita – dichiarano gli avvocati dello Studio Associati Maior – ma solleva interrogativi più ampi sull’efficacia del sistema sanitario territoriale e sulla tempestività della risposta giudiziaria. Una giustizia ritardata è, di fatto, una giustizia negata”.







