La truffa corre sul filo della hot line: affari per 2 mln di euro ma zero tasse

 

Truffa scoperta dalla Gdf di Nola

Truffa scoperta dalla Gdf di Nola

CAMPOSANO- La truffa corre sul filo della hot line. Guadagnavano migliaia di euro grazie alle pornotelefonate ma non versavano nemmeno un soldo al fisco. Una truffa a luci rosse quella consumata tra Camposano ed Ottaviano secondo quanto è emerso dalle indagini della Procura della Repubblica di Nola, guidata dal procuratore capo Paolo Mancuso. Una indagine che ha svelato il sistema per frodare lo Stato e contemporaneamente far…godere le proprie tasche. Oltre che gli utenti della richiestissima linea a sfondo pornografico, che chiamavano numerosi e restavano incollati alla cornetta del telefono arrivando a pagare fino a 30 euro per ogni chiamata di pochi minuti. Le chiamate alla hot line erano pagate care dai clienti in cerca di emozioni forti a telefono e fruttavano belle somme a chi gestiva la rete di contatti.  Ma non allo Stato che, scrivono gli inquirenti, non conosceva fiscalmente l’attività. L’operazione ha visto impegnati i finanzieri della Tenenza di Nola, coordinati dal capitano Giacomo Scilì Bellomo, che hanno effettuato un sequestro di beni per un valore di 500mila euro. Secondo le investigazioni di Finanza e Procura nolane, i due responsabili di una società che gestiva una hot line avrebbero esercitato questa attività dal 2006 al 2011 usando le linee telefoniche a tariffazione specifica, ma non avrebbero mai pagato le tasse. Il sistema delle hot line prevede l’acquisto, da parte delle società, di numeri di telefono; attraverso questa tariffazione specifica (fornita da vari gestori telefonici ovvero da società intermediarie), la società forniva a sua volta i propri servizi erotici alla platea dei “consumatori finali”. Questi ultimi, chiamando tali numeri, corrispondevano al “gestore telefonico”, mediante l’addebito in bolletta, la tariffazione prevista per quel servizio. A sua volta il gestore telefonico, dopo aver trattenuto il suo compenso, stornava la restante parte dell’incasso alla società. La sede di fatto della società era a Camposano e le prestazioni telefoniche erano fornite da una donna, R. L. di Camposano, che risultava essere rappresentante legale; la sua però era una carica formale, secondo gli inquirenti, perché il vero amministratore era A. C. di Ottaviano il quale aveva accesso ai conti correnti societari e si sarebbe appropriato indebitamente delle somme accreditate. La moglie A.M. reinvestiva poi il denaro in strumenti finanziari. Per questo motivo dovrà rispondere del reato di riciclaggio.  I coniugi sono indagati per evasione fiscale, appropriazione indebita, riciclaggio e occultamento di scritture contabili. Gli inquirenti hanno disposto il sequestro di due immobili nel Comune di Ottaviano, conti correnti e altri strumenti finanziari degli amministratori, ritenuti di valore sproporzionato rispetto agli esigui redditi dichiarati. Il volume di affari della hot line si aggirava intorno ad un milione 250mila euro. Un guadagno ‘netto’ visto che la società operava con costi pari a zero, usando solo due strumenti del ‘mestiere’: un telefono ed una webcam.

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