martedì, Giugno 18, 2024
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La “macica” festa batte melassa e passerelle: abbasso i salotti e viva la piazza

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di Pac Man

NOLA- Che indigeribile melassa. No, non parliamo della festa dei gigli. Quella è sempre così politicamente scorretta, “maleducata” ed energica da non farci mai rimpiangere di avere assistito all’ennesima ballata per lavoro. Parliamo del contorno. Che mullicatorio, direbbe un nostro collega. Anche quest’anno, per l’occasione immortalato da una doppia diretta streaming, si è consumato lo stanchissimo rito della passerella politica. Tutto a favore di telecamere, mentre sotto la vera festa esplodeva di colori e grida, di musica e danze. Che noia, che barba, vedere i soliti Pasquale Sommese e Paolo Russo sedere sul pallido salottino televisivo a dichiarare che la festa è bella, che la festa è sviluppo, che la festa merita (onorevoli, ma se quest’anno la festa non ha preso nemmeno un contributo dalla Regione…). Che noia, che barba, assistere al minuetto di dichiarazioni di politici che giurano che se si potesse chiedere dove nascere i neonati risponderebbero “nguèèè a Nolaaaa”. Non ce lo siamo inventati, l’ha detto il sottosegretario Gioacchino Alfano. Uno che evidentemente, con tutto il rispetto per Nola e la festa, non è mai stato alle Bahamas. Che noia, che barba, sentire i soliti consiglieri super schierati e super paranzari dichiarare che la festa “è macica” , proprio così,  “è macica” e pure San Paolino è “macico”. Perché la festa è bellissima, stupenda, “macica”, eccezionale. In una inondazione di aggettivi che fanno rimpiangere un bel vocabolario di sinonimi. Tutto è bello, tutto eccezionale e tutto “macico”. E tutti sono amici, con la benedizione di San Paolino. Perché sul balcone del Comune non c’è spazio per l’astio, si fa l’amore non si fa la guerra. E quindi eccoti sfilare una parata politica bipartisan da Ermanno Russo a Massimiliano Manfredi (a proposito, ma la Nunzia De Girolamo, il ministro all’agricoltura, c’era o è rimasta a casa a cercare la lontra sui libri di ornitologia…senza trovarla?). Di sicuro c’erano tanti colleghi nostri, tantissimi. Quelli belli e quelli brutti, quelli buoni e quelli cattivelli. Tutti insieme appassionatamente.

Un capitolo a parte per Geremia che tutte le paranze si porta via. Lo vediamo sempre più affaticato, il nostro povero Gerry, mentre ripete il ritornello della “festa sganciata dalla politica”, della “politica sganciata dalle paranze”. Ok, Geremy. Abbiamo capito. Ora però dai uno sguardo ai cognomi di alcuni tuoi assessori di punta e poi ne riparliamo. E salutaci l’avvocato Soprano.

A proposito di feste sganciate dalla politica, la bella assessora Trinchese ha certamente stile, non c’è che dire. Sobria anche dinanzi l’incalzare di aggettivi magniloquenti. E’ stata definita “l’assessore del fare” e lei promette che farà. Siamo contenti. Purché l’anno prossimo, se sarà di nuovo delegata ai beni culturali nolani, non ci venga a vendere lo spettacolo dell’illuminazione architetturale come la scoperta del vaccino anti-polio. Sobrietà assessore, sobrietà. Lo chiede anche l’Unesco.

L’Unesco, sempre l’Unesco. L’Unesco di qua, l’Unesco di là. Ormai non si parla che di questo, come se questo benedetto sigillo fosse la bacchetta magica che risanerà la manifestazione da ogni suo tormento e passo falso. Magari bastasse l’Unesco, chiederemmo all’organizzazione internazionale di dichiarare patrimonio dell’umanità l’intero consiglio comunale. Non basta, purtroppo. Servono i fatti. Lo ha detto pure, per l’ennesima volta, padre Beniamino, che pure quest’anno s’è sgolato contro la camorra, l’usura e l’illegalità. Povero padre Beniamino, noi gli vogliamo bene. Perché è un vescovo rigido ma con posizioni progressiste sui temi veri. Certe volte ce lo vorremmo abbracciare e gli vorremmo sussurrare in un orecchio: “Beniamì, nun da retta..”.

Mentre la politica se la cantava e se la suonava, sotto il popolo ballava e cantava. E ci incantava con la sua insopprimibile e viscerale forza, da 1500 anni sempre la stessa. Nonostante tutto.

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