Un paradiso a rischio: amianto nella valle “dei miti e degli dei”

acquapendente1di Bianca Bianco 

AVELLA- Quando finirà l’aggressione degli incivili nei confronti della Valle del Clanio? Questo luogo incantato che si estende sotto il “Ciglio” di Avella, attraversato dal fiume Clanio, questa valle che ospita anche la suggestiva cascata di Acquapendente, è ogni giorno meta dei terroristi dell’ambiente. La “valle dei miti e degli dei” non trova pace, e lo dimostra anche l’ultima scoperta: a pochi metri dalla riva del torrente Clanio, a due passi dalla cascata di “Acquapendente”, qualcuno ha pensato di lasciare persino dell’amianto. Alcuni tubi di eternit, insieme a materiale edile di risulta, giacciono da settimane sulle sponde del fiume che quest’anno ha ripreso, grazie alle piogge copiose, a scorrere tra le montagne di Avella come scorreva millenni fa. Incurante del degrado. Il piccolo deposito di amianto e residui edili è un pugno nell’occhio in un’area naturalistica straordinaria, sebbene poco conosciuta. A circa 600 metri sul livello del mare, raggiungibile con l’auto, è meta di escursionisti ed amanti del trekking che spesso seguono proprio il percorso del fiume per le loro avventure montane. L’attrattiva maggiore è sicuramente quella cascata di acqua che irrompe dall’alto. Era da tempo che il rumore dell’acqua “pendente” non riecheggiava tra queste pareti scoscese, quest’anno anche la cascata è tornata. E purtroppo anche gli incivili. La piccola discarica di eternit non è l’unico simbolo di una natura stuprata. A pochi passi, tra la vegetazione che cresce rigogliosa, anche degli pneumatici, plastica, utensili vari. Residui di vita moderna lungo le rive dell’antico Klanion che hanno ospitato i primi insediamenti umani della storia di questi luoghi. Dai cavernicoli di allora ai cavernicoli di oggi, si potrebbe dire. Gli stessi che hanno appiccato un falò a pochi metri dalla piccola conca in cui si tuffa l’acqua della cascata. O ancora quelli che da decenni utilizzano l’alveo del torrente che scende sino al paese (il Clanio arriva fino a Literno) come discarica a cielo aperto. Quella di “Acquapendente” non è comunque l’unica criticità da monitorare in zona; preoccupano per esempio le condizioni degli antichi mulini, alcuni risalenti al medio evo, alcuni dei quali si trovano proprio lungo la strada che conduce alla cascata. Strutture ormai abbandonate al degrado, assalite dalle erbacce e senza alcuna funzione che andrebbero recuperati. Così come preoccupano le condizioni dell’antica Grotta di San Michele, poche centinaia di metri più in giù, chiusa da anni per la fragilità della sua roccia che fa franare l’interno. E’ ormai inaccessibile. E sempre sotto la lente è la condizione del Vallone Serroncello, un importante ed unico sito di interesse ambientale e culturale per la presenza lungo tutto il percorso, ad iniziare dalla “porta” del Vallone, ossia l’area del Fusaro di Avella, per continuare nel tratto dell’alto corso del Clanio, di un paesaggio ambientale unico nel suo genere, ricco di testimonianze archeologiche, documentato dalla costante presenza dell’uomo. Un sito messo in pericolo da abusivismo e degrado, qualche anno fa oggetto anche di una petizione lanciata dal Gruppo archeologico avellano. Oggi in alcuni tratti si sta procedendo ad una attività di riqualificazione affidata alla Comunità montana. Il Clanio resta però sempre il terminale del degrado: solo poche settimane fa fu sequestrato un tratto su cui stavano avvenendo lavori di sbancamento e pulizia dell’alveo. Lavori stoppati dalla Procura.

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