Tribunale tra disservizi ed eterne promesse disattese, scioperano i penalisti nolani

tribunaleNola2di Bianca Bianco

NOLA- Se questo è un tribunale. Aule che si allagano, strumentazioni obsolete, avvocati che macinano chilometri tra un’aula ed un’altra ed una geometria della giustizia nolana che sembra dipinta da un Picasso impazzito. La condizione delle sedi giudiziarie nolane, che servono un territorio di 300mila abitanti, è ancora nell’occhio del ciclone. Non è bastato, a luglio, un servizio giornalistico trasmesso su Rai Due e che puntava l’indice contro i disservizi del (anzi dei) Tribunali di Nola, per spingere le autorità competenti (amministrazione comunale, ministero della Giustizia) a dare una risposta. Serviranno forse le braccia conserte dei professionisti a superare la burocrazia ed il silenzio di istituzioni sorde ai numerosi appelli di chi lavora nei tribunali della città.

LO SCIOPERO– Per protestare contro le ataviche falle nel sistema giudiziario nolano, infatti, i penalisti entrano in sciopero.  Gli avvocati si asterranno dalle udienze dal quattro all’otto novembre. Incrociano le braccia per reclamare contro le condizioni in cui espletano la loro professione. La controversa questione va avanti da anni ed è stata illustrata anche in un deliberato sottoposto dai rappresentanti della Camera penale di Nola al Presidente della Corte di Appello di Napoli, alla Procura generale presso la Corte di Appello, al presidente del Tribunale di Nola, al Ministro della Giustizia, al Procuratore della Repubblica di Nola.

I MOTIVI- Lo stato di agitazione proclamato dai penalisti ha quale motivazione la necessità di adeguare le sedi di esercizio della professione alle esigenze dei legali. Urgente, per la Camera penale nolana, procedere all’individuazione del Palazzo di Giustizia di piazza Giordano Bruno quale unica sede per la celebrazione delle udienze dibattimentali, sia esse monocratiche che collegiali.  E ancora, protestano le toghe nolane, a pesare sulle attività forensi c’è il sotto-dimensionamento dell’ufficio cancelleria del Tribunale monocratico che va avanti ormai da anni. Troppi pochi cancellieri e troppi pochi spazi per processi ed  udienze che aumentano sistematicamente e che si svolgono in un panorama di desolante obsolescenza: arredo e manutenzione, ordinaria e tecnica, lasciano a desiderare quanto il deterioramento delle strumentazioni. Persino cavi e microfoni delle aule del Palazzo di Giustizia sono orpelli obsoleti, strumenti danneggiati ed antidiluviani che penalizzano il lavoro di tutti.

IL NODO EX CASA DEL FASCIO– Ma il nodo della agitazione dei penalisti è soprattutto un altro. Il contenzioso sul destino delle aule dell’ex Palazzo del fascio che un tempo ospitavano la facoltà di Giurisprudenza della Parthenope. I professionisti nolani avevano sottolineato dinanzi il Consiglio dell’ordine degli avvocati, già nel febbraio del 2012, come tra le strutture della Università Parthenope ci fosse anche l’ex casa del Fascio: 770 metri quadri in uso perpetuo gratuito. Lì, secondo gli avvocati, potevano trasferirsi le attività giudiziarie penali attraverso un’interlocuzione da compiersi con l’Agenzia del Demanio e la stessa Università. Ma il contenzioso in atto tra Amministrazione comunale e ministero della Giustizia sulla vicenda dei crediti, vantati da entrambe le parti, per la gestione dei tribunali di Piazza Giordano Bruno e via Onorevole Napolitano, ha creato una condizione di stallo. Uno stallo che si ripercuote sui penalisti, costretti ad un andirivieni assurdo da una struttura all’altra per problemi relativi alla individuazione dell’aula d’udienza a causa della inadeguatezza delle aule del Palazzo di Giustizia di via ex Cimitile dove tra infiltrazioni d’acqua, sistemi audio inservibili e bagni in condizioni indecorose, l’attività forense celebra il suo de profundis.

NESSUNA SOLUZIONE- In questo panorama di pastoie burocratiche ed intoppi politici, ancora oggi l’unificazione degli uffici e delle aule della sezione penale presso la Reggia Orsini risulta una chimera. Restano lettera morta le alternative all’attuale situazione. Non sono stati ancora consegnati i locali della Caserma principe Amedeo che avrebbero dovuto ospitare una parte dell’archivio civile, oggi ospitato presso il Palazzo di Giustizia di piazza Giordano Bruno. I vincoli gravanti sui locali del monastero di Santa Chiara promessi dall’amministrazione hanno reso invece  impossibile il trasferimento qui delle udienze penali del giudice monocratico. L’idea dei penalisti di spostare a Santa Chiara l’archivio civile per superare i paletti imposti dalla Soprintendenza ed insediare nello spazio lasciato libero in piazza Bruno le aule per le udienze penali monocratiche non ha avuto risposta. In questo clima di incomunicabilità, continuano a svolgersi migliaia di processi penali, in un territorio peraltro ampio e  difficile. Processi che si fermeranno dal quattro all’otto novembre. Le toghe resteranno appese al chiodo per quattro giorni e sarà solo il silenzio delle aule giudiziarie, stavolta, a far riverberare l’eco della protesta della Camera penale.

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