Camorra, relazione Dia: Fabbrocino, Russo e Sangermano “padroni” del Nolano

Nella morsa dei clan storici. Area vesuviana e nolana sempre sotto il dominio dei sodalizi che da lustri fanno il bello e il cattivo tempo nell’area. E’ quanto emerge dalla relazione semestrale della Dia riferita al primo semestre sello scorso anno.

L’area vesuviana è stata interessata da alcuni importanti eventi che, tuttavia, non ne hanno rimodulato gli assetti criminali: ad aprile 2019 è deceduto a Parma, per cause naturali, lo storico fondatore del clan Fabbrocino, Mario detenuto dal 2005. A Brusciano, il sodalizio Rega si è trovato a fronteggiare le mire autonomistiche di un gruppo di giovani. La famiglia Fabbrocino di San Gennaro Vesuviano, nonostante la lunga detenzione dello storico capo clan, ha mantenuto la sua influenza criminale che si estende anche a Nola, Ottaviano, Palma Campania e San Giuseppe Vesuviano. In quest’ultimo comune e a Terzigno la sua longa manus è il gruppo Batti, detto dei “Milanesi”, la cui principale attività illecita è la vendita di stupefacenti: la sua operatività è stata ridimensionata dall’esecuzione da parte di militari dell’Arma dei carabinieri, a maggio, di due provvedimenti cautelari che hanno colpito i vertici dell’associazione.

Nell’area nolana si conferma l’operatività del clan Sangermano, alleato al clan Russo di Nola e in rapporti di parentela con il gruppo Cava di Quindici, che attraverso i Sangermano controlla i comuni di San Vitaliano, Scisciano, Cicciano, Roccarainola. Riguardo al gruppo Russo, a maggio, è stato arrestato, per estorsione, il figlio del vecchio boss.

A Sant’Anastasia, il locale gruppo Anastasio, che ha propaggini anche nel territorio di Cercola e Pomigliano d’Arco, avrebbe riacquistato forza dopo la scarcerazione del nipote del capo clan che, coadiuvato da un cugino, si sarebbe messo a capo di un manipolo di fedelissimi, attraverso i quali controllare gli affari illeciti della zona, in particolar modo la vendita di sostanze stupefacenti. Sul territorio, si registra la presenza anche del figlio di un elemento apicale del cartello Perillo-Panico, in passato in contrasto con il clan Anastasio. L’assenza di frizioni tra i due gruppi, porta a ritenere che gli stessi siano addivenuti ad un accordo per la spartizione delle attività illecite. A Poggiomarino e Striano, le attività illecite per conto del clan Giugliano sono gestite dal cognato del capo e dalla moglie di quest’ultimo. Nell’area opera anche un gruppo omonimo del primo: i due sodalizi, dopo una prima fase di scontro, sembrerebbero aver raggiunto un accordo per la spartizione del territorio. A Pollena Trocchia, il controllo delle attività illecite è appannaggio del sodalizio Arlistico-Terracciano. A Somma Vesuviana, già feudo del gruppo D’Avino, si registra una situazione magmatica, a causa di una serie di eventi che hanno interessato un’area nella quale l’assenza di criminali di spessore avrebbe favorito l’infiltrazione di esponenti dei clan Cuccaro, Rinaldi e Mazzarella dell’area orientale di Napoli, portando alla formazione di piccoli gruppi criminali, che rappresentano espressione sul territorio di quelle consorterie. Si tratta, in particolare, della famiglia De Bernardo, referente del clan Mazzarella, nell’ambito della quale un elemento di spicco è stato destinatario, unitamente a due affiliati, di un provvedimento restrittivo, eseguito dai Carabinieri il 16 gennaio 2019, per un tentato omicidio, avvenuto a Somma Vesuviana, a settembre 2017, in pregiudizio di un uomo legato al clan Rinaldi. Accanto a questo gruppo opera il sodalizio D’Atri, referente in zona per conto degli alleati clan Cuccaro e Rinaldi, gli ultimi due in perenne conflittualità proprio con la famiglia Mazzarella. Sul territorio sono attivi anche alcuni pregiudicati autoctoni che opererebbero agli ordini di un pregiudicato legato alla citata famiglia D’Avino.

A Marigliano sono presenti il clan dei “Mariglianesi” (con ramificazioni a San Vitaliano, Mariglianella, Castello di Cisterna, Brusciano, Somma Vesuviana), composto da pregiudicati provenienti dalle fila del clan Mazzarella e il gruppo dei “Paesani”, di cui fanno parte pregiudicati locali e che fa capo alla famiglia Esposito. A gennaio, i due capi dei gruppi Esposito e Rinaldi sono stati tratti in arresto assieme ad altri, perché coinvolti nell’omicidio del capo del clan De Bernardo, ucciso nel novembre 2015, a Somma Vesuviana, referente in quel comune della famiglia Mazzarella. In risposta a questo omicidio, sempre a Somma Vesuviana, si era verificato il citato omicidio del settembre 2017, in pregiudizio di un soggetto legato al clan Rinaldi. Il comune di Brusciano è stato teatro di ripetuti atti intimidatori (esplosione di colpi d’arma da fuoco, bombe carta e incendi) nonché di un omicidio in pregiudizio di un venditore ambulante, deceduto il 22 aprile 2019, in seguito alle ferite riportate nel corso di un agguato del 24 marzo precedente. I gravi episodi evidenziano le tensioni in atto sul territorio, dove il clan Rega si è trovato a contenere le spinte centrifughe di un gruppo di fuoriusciti. Uno dei componenti di vertice del sodalizio risulta tra i destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare del mese di febbraio, che ha riguardato una serie di estorsioni, consumate tra dicembre 2018 e aprile 2019, ai danni dei titolari di una pescheria di Brusciano. A confermare il clima di violenza, l’aggressione, con lanci di pietre, avvenuta nel mese di febbraio, di vari amministratori comunali mentre si trovavano in una area denominata “ex legge 219”, verosimilmente ad opera di vedette addette al controllo di una piazza di spaccio. In quella zona, a marzo, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato proiettili di vario calibro, alcuni ordigni rudimentali completi di inneschi, occultati nelle cantine di uno degli stabili condominiali ispezionati il successivo mese di aprile un ordigno ha causato il danneggiamento di alcune vetrate e di diversi veicoli in sosta. Cercola e Pomigliano d’Arco, al pari di altri comuni della zona, risentono dell’influenza di alcuni clan di Napoli (De Luca Bossa-Minichini-Aprea-Cuccaro) ai quali sono collegati i sodalizi locali. Uno di questi sodalizi è il gruppo Fusco-Ponticelli di Cercola, nel cui ambito si registra l’arresto di un affiliato, avvenuto il 26 gennaio 2019. Nel mese di marzo il presidente di un’associazione antiracket, ha ricevuto sulla sua pagina facebook delle minacce per aver fatto arrestare due estorsori, convincendo le vittime a sporgere denuncia. L’associazione è dedicata a Domenico Noviello, anche lui piccolo imprenditore di Castel Volturno, ucciso per vendetta dai Casalesi – nel corso della  “fase stragista” intrapresa, nel 2008, dal gruppo Setola – per aver coraggiosamente denunciato le estorsioni subite, consentendo l’arresto, anche in quel caso, degli autori.

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