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Inclusione non è burocrazia: imprese fuori dalla gara se non assumono

ROMA (alads – amda) – Il diritto al lavoro delle persone con disabilità non è una formalità, né un requisito da spuntare per partecipare a una gara pubblica: è un principio sostanziale, che misura la serietà e la responsabilità sociale di un’impresa. Con la sentenza numero 3608 dell’8 maggio scorso, il Consiglio di Stato ha ribadito con forza questo concetto, riaffermando il valore della legge 68/1999 e del collocamento mirato come strumenti reali di inclusione e pari opportunità. La vicenda nasce nell’ambito di una procedura di gara pubblica. Un’impresa sosteneva di essere in regola con gli obblighi di assunzione delle persone con disabilità avendo semplicemente presentato la richiesta di stipulare una convenzione prevista dall’articolo 11 della legge. Il Consiglio di Stato ha chiarito che ciò non basta: per essere considerato in regola, il datore di lavoro deve aver già perfezionato la convenzione oppure aver adempiuto agli obblighi di assunzione prima della partecipazione alla gara. Non è possibile “sanare” la posizione in un secondo momento. La regolarità in materia di diritto al lavoro delle persone con disabilità, sottolinea la sentenza, non è un adempimento secondario, ma un requisito sostanziale che le imprese devono verificare con attenzione. La stazione appaltante, inoltre, non può ignorare una certificazione negativa: in caso di mancata ottemperanza, deve tutelare la par condicio tra i concorrenti. La violazione degli obblighi previsti dalla legge 68/1999 può comportare l’esclusione dalla gara. La decisione rafforza un principio fondamentale: il diritto al lavoro delle persone con disabilità non può essere ridotto a un mero passaggio burocratico. Le imprese che partecipano agli appalti pubblici devono dimostrare un’osservanza effettiva delle norme sul collocamento mirato e non limitarsi a dichiarare l’intenzione di adeguarsi in futuro. Per le amministrazioni pubbliche, la pronuncia rappresenta un richiamo alla responsabilità: verificare con rigore il possesso dei requisiti significa garantire legalità, equità e tutela dei diritti, assicurando che la legge 68/1999 continui a essere uno strumento di inclusione reale e non solo formale.

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