Stalking, dalla telefonata ai social: le mille strade di una patologia

di Mariarosaria Alfieri

Un marito o un fidanzato respinto. Una moglie abbandonata. Un’amica ossessionata o invidiosa. Storie d’amore impossibili fatte di rifiuti, pedinamenti, telefonate nel cuore della notte. Violenza fisica e psicologica fino agli esiti più drammatici. Con il termine stalking si indica un atteggiamento persecutorio da parte di un soggetto verso un altro tale da ingenerare uno stato perdurante di ansia e paura per la propria incolumità. Il termine deriva dall’inglese “to stalk”, “molestare ossessivamente, perseguitare, fare la posta”. Prima ancora di essere un reato, lo stalking o sindrome del molestatore assillante costituisce un profondo disagio interiore, un fantasma che tormenta sia la vittima caduta in un abisso da cui sembra impossibile risalire, sia il suo persecutore, prigioniero di una realtà illusoria e ossessiva. Lo stalker pedina, invia email ed sms a tutte le ore, alternando sentimenti di nostalgia, rabbia, risentimento, a fasi di minacce, insulti, intimidazioni, persecuzione, allo scopo di mettere la vittima in una condizione di forte pressione psicologica ed incutere una paura costante. Dal vittimismo poi si passa alla persecuzione dell’oggetto desiderato, con degenerazioni che possono giungere anche alla violenza fisica o sessuale. Del resto con le nuove tecnologie e il proliferare dei social network su cui incontrarsi e vivere relazioni è nata una nuova e inquietante forma di persecuzione, il cyberstalking. Vi è da considerare, infatti, che l’utilizzo della rete comporta l’immissione di numerosi dati personali che possono essere facilmente reperiti e utilizzati dallo stalker. Basti pensare ai social network, Facebook tra tutti: il mezzo telematico consente di celare la propria identità creando falsi profili; inoltre l’assenza “fisica” della vittima in alcuni casi è un fattore tale da aumentare la spregiudicatezza dell’attacco molesto. Lo stalking è un fenomeno che non ha età, estrazione sociale, sesso. Il più delle volte coloro che compiono questo tipo di azioni sono persone che si sentono vittime di torti, sono risentiti, bisognosi d’affetto, o si sentono respinti. Alcune volte, invece, lo stalker può essere una persona con problematiche psicopatologiche, che “punta” la propria vittima e si diverte a perseguitarla. Le metodologie con cui il molestatore esercita violenza sono finalizzati a divenire padrone severo dell’anima e della volontà altrui e le punizioni sono temibili. Il fenomeno in esame non è esclusivo dei rapporti amorosi, ma coinvolge la sfera delle relazioni in senso più ampio. Coinvolgimento emotivo, convenzioni sociali o familiari, vergogna, paura di ritorsioni offuscano invece, la vittima nel valutare obiettivamente i comportamenti aggressivi, giustificandoli, sminuendoli, ritardando la reazione e la denuncia. Ecco perché spesso la gravità della situazione emerge quando è ormai tardi, ossia quando gli atti persecutori sono già sfociati nell’omicidio o nel suicidio. Spesso inoltre può verificarsi un progressivo isolamento sociale della vittima dovuto al desiderio di proteggersi dal molestatore e alla difficoltà di denunciare il fenomeno per paura di aggravare la situazione. In una fase iniziale il confine tra stalking e corteggiamento può essere impercettibile, ma diventa molto più evidente quando limita la vita della vittima costringendola a un costante stato di allerta di fronte a minacce e pericoli concreti.I comportamenti assillanti possono provenire indistintamente da un uomo o da una donna. La donna stalker però è molto più subdola rispetto ai “colleghi” del sesso opposto, ricorre meno alla violenza fisica ma intesse tutta una serie di rapporti che minano la libertà individuale sia fisica che psicologica della preda scelta.


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