Pedofilia al femminile: quando il predatore di bambini è una donna

Mariarosaria Alfieri

Sono ricche. Over 45. Approdano in mete esotiche. E offrono aiuto economico ai ragazzi locali in cambio di sesso. Ogni anno 600 mila donne vanno all’avventura. Il turismo sessuale femminile è in forte crescita, ma cosa spinge queste donne ad andare in luoghi lontani per avere rapporti sessuali anche con minorenni? LO abbiamo chiesto alla criminologa e presidente dell’associazione “Criminalt” Mariarosaria Alfieri.

“Si tratta di donne di età compresa tra i 40 e i 50 anni, single o divorziate, di livello socio-culturale medio –alto e con assenza di gravi psicopatologie che si lasciano andare in esperienze sessuali trasgressive con i cosiddetti beach boys. Le mete preferite sono Cuba, i Caraibi, la Giamaica, il Brasile e la Thailandia. o  altri paesi con forte tasso di turismo sessuale . Le donne che praticano la pedofilia all’estero si rendono responsabili di colpe orribili e scabrose: iniettano infatti nei testicoli di bambini prepuberi degli ormoni e delle droghe che causano l’abnorme ingrossamento dell’organo sessuale per permettere che l’unione carnale avvenga con il pieno soddisfacimento. Ovvie possono poi apparire le conseguenze traumatiche, non solo psicologiche che questi abusi lasciano sui bambini. Avranno infatti dei disturbi fisici che rimarranno per tutta la vita. Si parte da dolori lancinanti ai testicoli per arrivare a varie forme tumorali e alla sterilità. La personalità dei bambini viene fortemente e violentemente schiacciata dalla pressione psicologica operata su di loro dagli adulti, siano essi sfruttatori o fruitori della loro sessualità. Il danno psicologico riguarda la personalità individuale nella sua efficienza, nel suo adattamento, nel suo equilibrio. Il trauma è come una gomma che ti cancella, agisce su una personalità in via di sviluppo che pertanto può risentire in forma più grave e duratura di eventi come l’abuso sessuale o anche le molestie sessuali che possono compromettere il successivo equilibrio psicofisico”.

Lei ha parlato di pedofilia femminile, ma in Italia esiste?

“Solitamente quando si parla di pedofilia, nell’immaginario collettivo si fa strada la figura dell’uomo. La pedofilia femminile è un campo di studio ancora apertissimo. Ma esiste in tutto il suo orrore. Parlare di donne abusanti non è facile, anche perché alla donna viene associato l’istinto di maternità che esclude, a priori, l’idea dell’abuso sui bambini. L’istinto materno dovrebbe andare oltre, dovrebbe proteggere, cullare; e invece traumatizza, e le ferite che crea sono forse più profonde di quelle inferte dagli uomini. La donna pedofila però esiste. Si pensi che già 2000 anni fa Petronio descriveva nel Satyricon un gruppo di donne che applaudiva di fronte ad uno stupro di una bambina di sette anni. Sono due le tipologie di donne pedofile: quelle attive, che partecipano intenzionalmente a un qualche genere di atto sessuale (masturbazioni e baci) e quelle passive, che permettono ai loro uomini di abusare dei figli, partecipando nella maggior parte dei casi ai rapporti. E’ proprio qui il punto spaventoso: queste donne, quasi sempre, sono innanzitutto madri. Ma anche quando sono baby sitter, insegnanti, educatrici, fanno rabbrividire. Gli abusi sessuali materni sono molto più devastanti di quelli paterni per lo sviluppo emotivo del bambino. Sono poco riconosciuti perché la madre esercita una sorta di “diritto” sul corpo del figlio sin dalla nascita. Tale abuso si manifesta all’inizio con manipolazioni di tipo masturbatorio, ma può arrivare anche ad un rapporto sessuale completo tra madre e figlio. Ci sono donne violente, che abusano fisicamente dei bambini con atti sadici ripetuti. Si tratta per lo più di giovani donne, di scarsa educazione con alle spalle storie di abusi da parte dei familiari; donne omissive, che non accudiscono i loro bimbi. Si tratta di donne giovani e incapaci di affrontare il ruolo materno; donne vendicative, che utilizzano i bambini come una vera e propria arma di vendetta”.

L’ avvento dei new media ha sicuramente favorito l’aumento della pedofilia, quali i maggiori pericoli?

“Con l’avvento delle nuove tecnologie e delle varie piattaforme social ormai alla portata di tutti, siamo arrivati in un campo molto minato e pericoloso. L’utilizzo dei social network, ed in particolare di Facebook, oggi rappresenta una parte importante della vita di molti. Intratteniamo relazioni sociali, lavorative, viviamo il nostro quotidiano pensando di condividerlo con gli altri. Ma se la condivisione di foto e video con soggetti adulti comporta dei rischi più o meno limitati, non è così nel caso di soggetti minori. Per pedofilia on line si intende appunto quell’insieme di pratiche messe in atto da pedofili che usano la rete per creare gruppi, chat per conoscere altri pedofili e per scambiarsi materiale pedopornografico e/o adescare minori. I ragazzi di oggi sono sempre più immersi e sommersi dal mondo virtuale spesso non conoscendone nemmeno i rischi. Molti ragazzi vengono adescati partendo dalla semplice richiesta di amicizia per poi arrivare a richieste di registrazione video etc. Compito dei genitori è quello di seguire attentamente i percorsi virtuali dei propri figli e di informare questi ultimi dei pericoli in cui possono incorrere”.







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